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07/06/2026

𝐏A𝐒S𝐀G𝐆I𝐎 𝐍E𝐋L𝐀 𝐆I𝐔N𝐆L𝐀

𝐮n n𝐮o𝐯o g𝐢r𝐨 𝐝i g𝐢o𝐬t𝐫a

𝐁a𝐫b𝐚r𝐚n𝐨 𝐑o𝐦a𝐧o – B𝐥e𝐫a

0𝟕-𝟎6-2𝟔

Ogni volta che torno a Barbarano noto come il bosco si muova. Lungo le pareti tufacee del torrente frane causate dalle piogge precedenti modificano il territorio e solo grazie all’azione dell’ente Parco e di volontari che seguono la via (molto nota anche per essere un tratto del più piccolo Cammino d’Italia, Il cammino dei tre villaggi) alcuni dei punti più impraticabili sul camminamento sono di nuovo resi accessibili alla fruizione di molti.

Punto di partenza è sempre il museo naturalistico F. Spallone. Francesco era un giovane naturalista, biologo ed erpetologo originario della Tuscia scomparso prematuramente, che ha dedicato la propria vita alla ricerca sul campo negli ambienti umidi, non solo in Italia e nel territorio di cui ci occupiamo ma anche in Francia e Spagna. A lui è dedicato il museo, al cui interno troviamo ricostruzioni di ambienti naturali, tra cui una forra tufacea e una tomba etrusca rupestre; una collezione di reperti faunistici, animali tassidermizzati ed esemplari in vetroresina; un acquario con specie ittiche d’acqua dolce ed esposizioni sulla flora e fauna del parco.

Il viaggio che ci apprestiamo ad intraprendere ha a che fare – come descritto in un precedente articolo di aprile – con una storia dell’età moderna. Ne riporto un breve stralcio:

“Vivere a Barbarano o a Blera tra il ‘600 e l’800 significava abitare in un mondo per così dire verticale, sospeso tra le case di tufo dello sperone roccioso ed il fondo umido delle forre dove lavoravano i mulini.”

Quello che mi colpisce è come ci sia stata sempre una perfetta integrazione degli uomini al paesaggio: un connubio che attraversa i secoli perché come per gli Etruschi è stato naturale scavare le vie cave per raggiungere la forra e costellarne il fondo di tombe familiari delimitando un territorio, così i Romani – in tempo di pace – hanno aperto agli spazi più ampi utilizzandoli per fini agricoli. Con l’avvento dei secoli bui e l’incertezza dettata dall’avvicendarsi prima di popolazioni barbariche, successivamente a causa dalla paura dettata dalle scorrerie saracene, la ripresa di quei cucuzzoli di roccia tufacea un tempo sede dei villaggi etruschi, quindi l’arroccamento medievale in castelli di quota – facilmente difendibili – ed infine eccoci, una nuova discesa verso l’acqua delle forre in età moderna per un più ampio utilizzo per tramite dei mulini a macina orizzontale, gli orti geometrici nelle forre, la lavorazione della canapa. Una vita appunto sospesa – come i borghi arroccati – tra cielo e acqua.

Camminare in questi luoghi è per me un respiro antico e questi ragazzi e ragazze stanno assaporandone il significato. Chi segue questa pagina e legge questi articoli sa che vi è un valore educativo nella continuità, per cui su questo gruppetto in particolare posso dirvi la seguente cosa: abbiamo camminato con una tranquillità d’animo invidiabile, una serenità, un’armonia che apre al dialogo. E’ molto importante in questi percorsi il rispetto dei tempi, c’è sempre una tabella di marcia, quello che più è importante è che con un gruppo del genere è possibile allungare e accorciare il passo, fermarsi in qualsiasi momento, apprezzare e godere ogni angolo su cui desideri poggiarsi il nostro sguardo. Così abbiamo fatto, fermandoci per la pausa pranzo in un angolo poco noto e frequentato in genere ma di grande suggestione. La parola che mi risuona in testa è “armonia”. Dopo una giornata così trascorsa non c’è molto altro da fare, se non essere grati ed essersi guadagnati un dolce riposo.

Alla prossima tappa, che sarà la chiusura della stagione scolastico-escursionistica per i più piccoli.

Timoteo Crispolti – Guida Ambientale Escursionistica