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17/10/2026

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17.10.26

Da Pian de’ Valli (RI) verso Monte Cardito (1719 m) e il Rifugio La Fossa (1505 m)

Sabato scorso ho accompagnato il gruppo dei kids, come li chiamo io, i piccoli dell’associazione Amici dei Bimbi, sui monti Reatini. L’obiettivo della giornata era far respirare a questi bambini della buona aria di montagna, permettere che vedessero per la prima volta il panorama da una cima, lasciarli giocare nei pressi di un tranquillo rifugio incastonato all’interno di una valle – la valle degli Angeli per l’appunto – che si trova adagiata alla base del massiccio del Terminillo. Dappertutto vi sono le tracce di animali liberi al pascolo, mucche e cavalli; abbiamo incontrato questi ultimi al termine della nostra passeggiata. Per arrivare al rifugio si attraversa un bosco di alti faggi, un luogo ombroso e suggestivo, che in questa stagione inizia a tingersi dei colori autunnali, rivelando sfumature giallo ocra e rosse. Attraverso questo bosco i bambini hanno corso a perdifiato, con le inevitabili gridoline di gioia! Sono stati subito pronti ad organizzarsi nel raccogliere e scambiarsi i rami a terra più robusti, utilizzandoli come il bordone degli antichi pellegrini.

Ho rivelato loro un aneddoto di vita personale: tanti anni fa, poco più che adolescente, venni qui per la prima volta con un amico. Non sapevo nulla di montagna, non avevo mai fatto un’escursione, fatta eccezione per una breve esperienza da bambino con gli scout. Salimmo insieme su quella che mi sembrava essere una collinetta partendo dal paese di Pian de’ Valli, il monte Cardito. Una volta sulla cima – che si raggiunge con poco sforzo – vidi davanti a me tutta la piana reatina e due specchi d’acqua di cui non conoscevo il nome. Le nuvole apparivano basse all’orizzonte, il sole con i suoi ampi raggi rendeva ancora più brillante quello spettacolo. Un brivido mi percorse la schiena, non conoscendo ancora quella sensazione, la sensazione che dĆ  osservare il mondo dalla vetta di un monte… e rimasi folgorato. La mia passione per l’escursionismo nasce da quella giornata. Oggi so che quelle due gocce d’acqua all’orizzonte sono i due laghi Lungo e Ripasottile. Li ho indicati con la mia mano sabato ai bambini. Se loro oggi sono arrivati qui ĆØ anche per quel giorno lontano indietro nel tempo ed io sono grato di aver percorso tanta strada e poterla adesso condividere con loro, con questi piccoli. Un leggero brivido mi ha percorso la schiena anche sabato.

L’emozione ĆØ un elemento imprescindibile del nostro sostare in natura. Quest’anno, come ho giĆ  scritto nel primo articolo di questa nuova stagione escursionistica, desidero offrire ai bambini esperienze molto variegate tra loro e particolarmente immersive, ambienti intensi, lontani anni luce dalla quotidianitĆ . E i bambini mi stanno ripagando con le grida di gioia, l’entusiasmo per le loro imprese, con commenti di cuore come quello di questa bimba (che ho deciso di appuntarmi mentre ero lƬ): ā€œNoi dobbiamo dormire, giocare e fare le escursioni!ā€. Noi oggi abbiamo percorso 8 km per 300 metri di dislivello complessivi, che non sono pochi (il più piccolo di loro ha sei anni) e questa bimba al termine dell’escursione non era stanca, i suoi occhi parlavano chiaro come quelle parole. Prima di incontrare il rifugio, si incontra un ponte la cui parete ĆØ allestita con appigli per l’arrampicata: ĆØ stata quindi percorsa da tutti i bimbi a turno. Una volta giunti al rifugio, dopo una meritatissima pausa pranzo ĆØ stato il momento di concedere loro del tempo. Ed allora che gioco libero sia! La finestra del rifugio si ĆØ trasformata nella tana di un nascondino ed attorno si ĆØ scatenata la caccia. Poi hanno salito un brevissimo tratto del bosco che precede la sella della val d’Organo e nascosti dalla chioma degli alberi, hanno iniziato a parlottare fitto fitto con i bimbi di altre famiglie. Disponendo alcune piccole pietre a mo’ di cerchio sembravano un clan primitivo agli albori della civiltĆ !

Se c’è una cosa che possiamo imparare dai bambini ĆØ l’essere totalmente concentrati all’interno del momento presente. Io credo che sia questo a cui fanno riferimento tanti sapienti dell’antichitĆ  quando suggeriscono di apprendere dai più piccoli. Il segreto ĆØ concedersi un tempo per essere, totalmente essere, anche noi adulti. Infatti le emozioni dei bambini arrivano subito, con pochi filtri: osservi facce allegre, tristi, rabbuiate, imbronciate, annoiate, qualche momento di rabbia o incomprensione, esplosioni improvvise di gioia. Questo ĆØ un aspetto che amo apprendere dai bambini. In natura inoltre questo lavoro su di sĆ©, questo focus attentivo da sviluppare, ĆØ facile da richiamare. E’ come se gli stimoli che provengono dall’ambiente naturale, che sono stimoli fisici (la pioggia, il sole, il vento, le condizioni del terreno o del bosco nel suo insieme) ma anche emotivi e mentali (le vertigini, la grandezza di un paesaggio, il senso del sublime ecc.), fossero invariabilmente più sani in quanto affondano le radici nelle origini della nostra specie. In natura siamo più esposti, anche a rischi e pericoli, la nostra mente ĆØ quindi più concentrata sull’esperienza che sta vivendo rispetto agli automatismi della quotidianitĆ . Pensiamo meno a un futuro proiettato in avanti o ad un passato più o meno remoto. In questo senso anche io credo che natura sia benessere.

Con queste ultime riflessioni io vi saluto fino alla prossima tappa, sarĆ  il turno dei Cammini Educativi nella Tuscia.

Timoteo Crispolti – Guida Ambientale EscursionisticaĀ