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13/12/2025

 

I𝐥 𝐜a𝐜c𝐢a𝐭o𝐫e, 𝐥a s𝐭r𝐞g𝐚 𝐞d i𝐥 𝐩o𝐳z𝐨 𝐝e𝐥 𝐝i𝐚v𝐨l𝐨

(gruppo bimbi presso Monte Venere – Riserva Nat. Lago di Vico)

– 13.12.25 –

Quel sabato (sono stato meno attivo sui social nell’ultimo mese ma gli impegni in natura-e-non sono stati davvero tanti) era in programma un’escursione presso la necropoli etrusca di Castel d’Asso. La giornata era perfetta, un sole splendente ed un clima invernale fresco ma non rigido che avrebbe consentito ai bambini e alle bambine di giocare a perdifiato in un’area che avevo occhieggiato precedentemente.

Ecco tuttavia comparire sulla scena il primo protagonista di questa vicenda: il cacciatore! Uno solo, sparuto, col suo giubbino arancione ed il fucile in braccio. Nessuna segnalazione della battuta di caccia nell’area. Ci parlo, mi informa del fatto che la base della collina è presidiata da suoi “colleghi”, torno indietro al parcheggio dove avevo lasciato il gruppo meditando su quali alternative proporre.

Compare il secondo spettro di questa giornata: la strega! Ovvero il dispiacere di non poter realizzare un’iniziativa che avrebbe affascinato il mio piccolo pubblico ed il timore che portarci altrove possa far perdere tempo prezioso della giornata.

Non sarà così: dopo aver proposto agli educatori un paio di alternative optiamo per dirigerci verso il monte Venere ed il pozzo del diavolo (la più ampia cavità d’origine vulcanica della nostra regione). Il bosco appare nella sua veste tardo autunnale, con colori giallo aranciati, interminabili filari di faggi spogli ed una luce cerulea che può finalmente filtrare fino al sottobosco, composto da pungitopo, biancospino, felci e agrifogli.

Il sentiero si inerpica per circa trecento metri verso la sommità del monte, lo si può distinguere seguendo le radici maggiormente affioranti, simili a braccia protese da questi patriarchi verdi (i faggi) verso la madre terra. Il gruppetto arriva un po’ boccheggiante in cima, ci meritiamo una bella pausa pranzo. Lì avviene un’ulteriore scelta che dà valore a tutta la giornata: optiamo per completare tutto l’anello, girando attorno al monte sull’altro versante – con scorci memorabili sul lago – il che presenta nel tratto iniziale un camminamento più erto (per i bimbi) dato da grossi pietroni. È una sfida con se stessi.

Sempre con un occhio attento alla sicurezza osservo alcuni/e di loro che conosco da più tempo, i progressi che hanno compiuto in questi mesi, la fiducia che hanno acquisito. È il desiderio di vedere qualcosa di nuovo che li ha portati a voler esplorare “l’altro versante”. I segni bianco-rossi del CAI si fanno più radi, fino quasi a sparire per tratti, “sembra che ci siamo persi”, il bosco è più selvaggio. Tornati a valle il terreno scuro si fa profondo, osserviamo in una buca la composizione degli strati del suolo ed un pannello esplicativo della Riserva, tornano i grandi faggi, i funghi a mensola, le casette destinate a cince e le bat box per i pipistrelli.

Nonostante l’impegno fisico sia stato maggiore delle proposte usuali, il senso di soddisfazione per avercela fatta pervade l’aria, le risate dei bimbi sono lì a testimoniare un’unità di intenti – anche assieme agli educatori che accompagnano il gruppo intendo – che è preziosa ed ha permesso anche oggi di far vivere un’esperienza educante e formativa ai bimbi e alle bimbe presenti.