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03/10/2026

Non è il cratere di un vulcano sebbene per secoli sia stato creduto così a causa della sua forma circolare e profonda. Leggenda narra che su U Reotine, in dialetto locale (“il Ribaltato”), sorgesse l’antico borgo. Gli abitanti, descritti come empi, blasfemi e avari sarebbero stati puniti da Dio, con l’eccezione di una donna che si trovava nei pressi del torrente a lavare i panni con il figlioletto: “Corri donna, che la terra si sprofonda!”. Subito dopo infatti il borgo sarebbe stato inghiottito dalla terra e quella donna avrebbe rifondato l’odierna Roccantica.

Lungo il torrente la mola esiste ancora, ormai diruta, e poco sopra è possibile visitare un eremo dal fascino immutato: dedicato tra l’VIII e il IX secolo all’importante figura di Leonardo di Noblac (eremita franco vissuto nel VI sec.), è stato abitato per mille anni, almeno fino alle fine del ‘700. L’eremo è incastonato nella roccia ed è diviso in due parti chiaramente distinguibili: la dimora degli eremiti che si sono succeduti nei secoli, su due livelli (spicca la presenza di un piccolo forno in pietra) e la chiesetta all’interno della grotta. Vi è poi il mistero della polla d’acqua (tutt’ora esistente), una piccola risorgiva coperta da assi di legno, che ha alimentato la devozione popolare nei secoli. Non si svuota quando vi si attinge e non trabocca a causa di fessurazioni carsiche sotterranee.

E’ sul fondo della dolina carsica (perché di questo si tratta, di una dolina ‘di crollo’ causata dalla lenta dissoluzione del calcare per via dell’acidità delle acque meteoriche) che l’atmosfera diventa magica: l’aria fredda e umida, essendo più densa e pesante, tende a ristagnare sul fondo dell’inghiottitoio senza riuscire a risalire e la luce solare diretta – schermata dalle alte pareti rocciose – non riesce ad arrivare. Il risultato è che camminiamo circondati da morbide sculture di muschio che avvolgono gli alberi ed il sottobosco è colonizzato da lussureggianti varietà di felci. I rami degli alberi, i massi caduti (la volta della montagna), la fitta vegetazione danno l’impressione di avere aperto un varco spazio-temporale verso antiche foreste primordiali.

Il trekking ad anello per arrivare all’interno della dolina, transita nel suo sviluppo attraverso il fosso Galantina (dove si trovano i resti della mola) e prosegue in direzione dell’eremo di san Leonardo prima di far ritorno al borgo. E’ un sentiero di circa 6,5 km per poco più di 350 metri di dislivello. Il gruppetto che accompagno oggi non è abituato ad “inerpicarsi” su questi dislivelli né su questo tipo di terreno roccioso; proprio per questo avevo preparato un mese prima i ragazzi e le ragazze, sarebbe stato un ottimo test per le avventure che seguiranno. La vista della dolina dal borgo di Roccantica è già di per sé impressionante, sembra distante ed immensa. In ogni caso il gruppetto ha dato ottima prova di sé, mantenendo un ritmo costante del respiro prima ancora che del passo: hanno infatti potuto apprendere la classica andatura di montagna, un incedere lento e cadenzato, in cui il respiro ha un ruolo fondamentale per preservare le proprie energie!

L’Abisso ci ha accolto e poi lasciato andare. Non è un caso che abbia scelto questo nome per l’escursione, dato che la roccia grigia e compatta (sedimentaria) che compone le ripide pareti del Revotano si è formata quasi duecento milioni di anni fa nel Giurassico, quando l’Italia centrale non esisteva ed un oceano primordiale si estendeva come una calda coperta. In questo mare nuotavano organismi planctonici, molluschi, gasteropodi, i quali per proteggersi estraevano il calcio disciolto nell’acqua per la costruzione dei propri gusci e conchiglie. Alla loro morte questi esoscheletri, frullati e frantumati dalle calde correnti marine, andavano formando un fango primordiale, la base di quella che sarà la nostra roccia sedimentaria. I ragazzi si sono immersi quindi sul fondo dell’Abisso, prima ascoltandone il racconto, quindi calpestando passo dopo passo con i loro piedi questa storia.

Da ultimo ci siamo concessi una passeggiata (in salita naturalmente!) all’interno del borgo. Sembrava di trovarsi nella Minas Tirith di J.R.R. Tolkien con questa pietra calcarea bianca ed il suo sviluppo in verticale, quasi per gironi. L’assenza di “espansioni moderne” al borgo lo fa apparire intatto, puro come un baluardo della Sabina medievale. Avrete intuito dal racconto che abbiamo vissuto una giornata splendida, resa ancora più lucente da un sole alto in cielo e privo di nubi, non caldo. Salutiamo il borgo e l’abisso con una breve puntatina al bar, dove troviamo questo piccolo gattino con cui i ragazzi giocano.

Ci vediamo alla prossima tappa.

Timoteo Crispolti – Guida Ambientale Escursionistica